RELAZIONE STORICO ARTISTICA
"PALAZZO SAMBIASI-FOSCARINI-NARDECCHIA"

Il Ministro
per i Beni Culturali e Ambientali

Estratto dal DECRETO del 24 marzo 1987
IL MINISTRO IL SOTTOSEGRETARIO
F.to GALASSO

RELAZIONE

Oggetto: LECCE – Palazzo Sambiasi – Foscarini – Nardecchia. (documento originale in PDF)
in Via Marco Basseo, 31. 73100 Lecce.

Nobile esempio di architettura civile cinquecentesca leccese, poi rimaneggiato nei secoli successivi, il Palazzo in parola fu abitato inizialmente dall’antica famiglia Sambiasi o Sambiase o, anche, come é scritto nei documenti medioevali “de Sancto Blasio”. Tale famiglia ,che secondo alcuni avrebbe avuto origine dall’illustre casata dei Sanseverino, godette titolo di nobiltà oltre che a Napoli anche a Nardò e in Lecce, estendendosi con questi due rami principali in numerosi feudi del Salento.

E’ infatti documentato che ad essa appartennero tra il XIII ed il XIV secolo molte terre e casali salentini tra i quali Minervino e Muro di Lecce, Acquaviva, Pulsano , Patù , Torchiarolo, Mottola, Salve, Maglie e Corigliano. Dall’Ughelli si ha notizia di un Roberto Sambiasi, vescovo di Lecce nel 1260 (Egr. F.UGHELLI, Italia Sacre, tomo IX, Vene zia 1721, ristampa anast. Bologna 1974, colonna. 80, n°15), nonché di un Pietro Sambiasi, del ramo di Nardò, il quale abbracciò L’ordine domenicano e venne nominato vescovo di Boiano nel 1428, poi di Monopoli nel 1431, e infine , arcivescovo di Brindisi nel 1437 (cfr.op.cit. tomo IX, colonna 37, n°47).

In epoca più tarda é registrato un tale Francesco Saverio Sambiasi, sindaco di Lecce dal 1695 al 1696, ed é plausibile ritenere che egli abitasse nel palazzo in argomento, dato che quest’ultimo passò ai Foscarini solo molto tempo dopo questa data.

Il prospetto dell’edificio su Via Marco Basseo é caratterizzato da un ampio portale a bugne dal forte aggetto, tra i più riusciti esempi del genere conservatisi nella città: é a grande arco a pieno centro dotato di notevole imponenza, con i piedritti e l’archivolto segnati uniformemente dal ritmo serrato delle bugne a blocco unico, a forma di cuscino, alternate a due blocchi più piccoli accoppiati a lavorati a “punta di diamante”. Il piano nobile ospita larghe finestre rettangolari finemente incorniciate da modanature lineari ed é delimitato da un cornicione di coronamento che ripropone le modanatura delle aperture sottostanti, concludendo in tal modo armoniosamente l’impaginazione generale della facciata;
La struttura originaria, di sobrio gusto tardo rinascimentale, mutò aspetto, soprattutto nell’interno, nella seconda metà del XVIII secolo, allorché i Sambiasi, ne decisero la ristrutturazione e l’ammodernamento.

Secondo quanto propone il Paone (M.PAONE; Palazzi di Lecce, Galatina 1978, p.253), tale incarico spettò ad Emanuele Manieri, figlio di Mauro e personalità principale della cultura architettonica e urbanistica leccese del pieno Settecento, la cui (fisionomia, posta in luce solo a partire dal 1962, é tuttavia ancora lontana dall’essere completamente definita nei suoi sviluppi, il che consiglia, quindi, una certa cautela nel caso di attribuzioni.

Vissuto dal 1714 al 1780, questo architetto é per ora documentato con certezza solo in rapporto a due incarichi, la ridefinizione in chiave architettonico-urbanistica dell’accesso alla Piazza del Duomo del capoluogo salentino (i cosiddetti “Propilei”), da lui progettata intorno al 1761, e il progetto dell’altare maggiore in marmi policromi della Chiesa del Crocifisso di Galatone. Attorto a questi due episodi si addensa, però, una cospicua serie di significative imprese edilizie, di natura religiosa o civile, quali il distrutto Palazzo della Regia Udienza , il
Convento delle Paolotte , il Palazzo Balsamo ed il Palazzo Lopez – Royo-Personé (anche questi di Lecce), che gli studi più recenti e filologicamente fondati tendono a riconoscere come espressione diretta del carattere e del gusto del Manieri, distinguendole dalla più vasta congerie di attribuzioni e di riferimenti sorti in modo un pò acritico attorno a questo artista sulla scorta della semplice tradizione locale (cfr. a questo proposito M.MANIERI ELIA, Architettura barocca in AA.VV., La Puglia tra barocco e rococò, Milano 1982, pp.32-154, in particolare pp.134-15).

Si accolga o no la proposta del Paone circa la responsabilità del Manieri nell’intervento di ristrutturazione del palai z o in esame, é innegabile, comunque, che tale intervento riveli l’impronta di una personalità preparata sui medesimi modelli e parametri di gusto del noto architetto, e perciò capace di operare con efficacia e con originalità di risultati sul lessico formale dell’antica struttura promuovendone un deciso rivolgimento.

Ciò é palese nella nuova soluzione dell’androne, dalla bella volta a botte ribassata con unghie, dove la sagomatura e le cornici delle porte interne e dell’invito delle scale che conducono al piano nobile appaiono improntate ad un piacevole e temperato tono rococò.

Lo stesso tono si riflette nell’articolazione della scalinata e nel loggiato interno del piano superiore, composto da leggere arcate a tutto sesto che poggiano su pilastri relativamente sottili rispetto al loro sviluppo verticale e che realizzano pertanto effetti di spazialità e di diffusa luminosità.

L’ammodernamento dell’immobile riguardò anche la sistemazione degli appartamenti, nei quali abitò il pittore Antonio Senpola , e complessivamente si può affermare che i criteri che lo informarono rispecchiano gli indirizzi tipici della cultura architettonica della seconda metà del 700 nella fase di transizione dal gusto tardobarocco a quel lo propriamente neoclassico, indirizzi avversi alle frivolezze, alle ampollosità e alle licenze del barocco e inclini invece alla sobrietà e ad una misura razionale della espressione artistica, non priva tutta-via di una certa grazia ed eleganza .

Si tratta dei valori estetici perseguiti dall’aristocrazia e dall’alta borghesia cittadina ormai convinta dal diffuso razionalismo settecentesco ed é anche per queste implicazioni culturali, oltre che per i suoi intrinseci pregi artistici, che il monumento in oggetto riveste particolare interesse in rapporto alla storia e alla civiltà leccese cui appartiene.

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